La Pasquetta degli Alumni

La Pasquetta degli Alumni

A cura di Tosca Naletto.

Caro lettore, ti ricordi di Lead Italia Alumni? Se la tua risposta è sì, allora puoi continuare a leggere questo articolo; se la risposta è no, allora il mio consiglio è quello di cercare tra i post più vecchi le pagine di diario in cui abbiamo raccontato la nostra straordinaria esperienza in Israele. Posso dire che noi Alumni siamo nati lì, tra i palazzi di Tel Aviv e i cammelli del deserto.

Ma non basta essere nati o indossare la maglietta rosa di LEAD Italia Alumni per essere tali: c’è da lavorare, da collaborare, da incontrarsi, da informarsi, da crescere. E non sono obiettivi così semplici da portare a termine quando le distanze che ci separano sono Treviso-Milano, Castelfranco-Torino, Conegliano-Padova. Quando l’agenda si riempie di corsi universitari ed extrauniversitari, nuove routine e nuove amicizie oppure l’ultimo gruppo di Lead da seguire. È difficile anche perché noi siamo il primo gruppo di Alumni, non abbiamo compagni più grandi da cui trarre ispirazione e la nostra storia futura è tutta da scrivere.

Ma forse è questo il nostro punto di forza: abbiamo piena libertà di scegliere che cosa vogliamo fare e, soprattutto, una grandissima voglia di farlo! Talmente tanta che i primi mesi di attività del gruppo Alumni sono stati disorientanti per le numerose idee che praticamente ogni giorno nascevano: progetti in collaborazione con LEAD (Israele), raccolte fondi, viaggi alla scoperta della leadership, corsi di cucina, incontri con grandi nomi, visite aziendali, corsi di formazione on line, agricoltura verticale!

Immersi in questo fertile brain storming ci siamo però chiesti quale fosse effettivamente la nostra identità, l’obiettivo a lungo termine degli Alumni, quel perché che ci fa ancora scegliere LEADit nonostante tutte le altre proposte. La risposta è stata la strada che ognuno di noi ha condiviso con gli altri compagni, quella strada che abbiamo intrapreso dopo aver scelto di essere leader, che ha presentato e presenterà tanti posti di blocco che siamo e saremo riusciti a superare scoprendo parti di noi che prima non conoscevamo e sostenendoci a vicenda. Scegliamo LEADit Alumni anche perché ci permette di acquisire competenze e conoscenze che nessun altro lì fuori ci insegnerebbe.

Ricapitolando, perché LEADit Alumni? Primo, per l’unicità delle relazioni tra i membri; secondo, per le cose che si imparano.

Dove? A Treviso, con vista mura della città.

Come? Con il workshop di lunedì 22, il lunedì di Pasquetta, che abbiamo intitolato “Rinascita” proprio per indicare che, dopo quei mesi di confusione di cui ti ho parlato, ora sappiamo quello che vogliamo fare. In particolare, sono state tre le attività che hanno caratterizzato la giornata: abbiamo scritto una lettera ad un compagno che ci infastidisce, abbiamo inventato un pranzo con ingredienti misteriosi, abbiamo lavorato al modello SML (Self Managed Learning) e firmato un contratto con noi stessi.

La prima attività, quella della lettera, è stata condotta da Greta: non potevamo scegliere persona migliore! Infatti, il progetto che Greta ha fatto nascere nei due anni di LEADit – “Attraversa te stesso” – l’ha portata a ideare numerose attività che, svolte con l’ausilio del suo gruppo, portassero poi a riflettere su di sé, ad attraversare se stessi. Credo che aver provato concretamente una delle attività di quel progetto che noi abbiamo visto nascere e crescere, sia stata cosa molto significativa per Greta e per noi Alumni. 

Così come è in stile LEAD, non si è trattato per nulla di un’attività semplice: il compito per ciascuno di noi era quello di individuare quella persona che, all’interno del gruppo Alumni, ci procurasse una sorta di fastidio, qualcuno che non ci stesse simpatico al 100%. A lui si doveva scrivere una lettera – che, alla fine, lui non avrebbe mai letto –  elencando atteggiamenti, pensieri, difetti per noi difficili da accettare. Di questo elenco si è poi scelto quel punto che, più di tutti gli altri, non si tollerava e si è mimato questo e il suo opposto (quindi la caratteristica positiva) di fronte al compagno prescelto. Il compagno, osservando l’altro agire, ha raccolto in un foglio le emozioni provate in quel momento. Infine, chi mimava e chi osservava hanno avuto un momento per condividere le emozioni provate.

Se ti stai domandando quale sia lo scopo di scrivere una lettera a qualcuno che poi non la leggerà mai o di dire a una persona che cosa non ci piace di lui, credimi che ti stai facendo le stesse domande che molti di noi si sono fatti mentre Greta spiegava l’attività. Ma, ora che l’abbiamo fatta, posso cercare di spiegarti che cosa abbiamo imparato: ciò che noi reputiamo un difetto dell’altra persona, non è, in realtà, qualcosa che lei ha di sbagliato e che dobbiamo costringerla a cambiare perché a noi provoca fastidio. Questo fastidio, infatti, è nostro e parla di noi: delle nostre mancanze, delle nostre insicurezze, delle ferite che non abbiamo ricucito. Ti porto il mio esempio: della persona che ho scelto, non mi piaceva il suo voler sempre essere al centro dell’attenzione. Poi, mentre mimavo questo difetto, mi sono sentita fuori luogo, a disagio, osservata da tutti. Quello che ho capito, allora, è che sono io a non sentirmi completamente pronta ad avere gli occhi delle persone addosso, a mostrare quello che so fare, ad essere giudicata da chi mi guarda.

La seconda attività serviva per mettere alla prova la nostra creatività in cucina! Su suggerimento di Pietro M., ognuno di noi ha portato tre ingredienti a scelta senza, però, svelare agli altri quali fossero così che, all’ora di pranzo, li abbiamo disposti tutti sopra un tavolo, ci siamo divisi in tre gruppi – antipasto, primo, secondo – e ogni gruppo ha pianificato la sua portata servendosi degli ingredienti a disposizione e sperando che gli altri due gruppi non avessero scelto lo stesso. Nelle foto puoi vedere il magnifico risultato finale e puoi credermi se ti dico che ci siamo divertiti un mondo! Soprattutto abbiamo insegnato a Francesco, che non ama cucinare, qualche ricetta facile, veloce, vegana e molto buona! 

Ultima, ma non meno stimolante attività: hai mai sentito parlare di SML? È l’acronimo dell’inglese “Self managed learning” che, in italiano, potremmo tradurre come “Autoformazione” dal momento che si tratta di un modello che permette di individuare i propri obiettivi per il futuro, di comprendere che cosa è necessario imparare per arrivare ad essi, di identificare i mezzi, le modalità ed i tempi con cui farlo e, infine, di creare delle prove per verificare il proprio successo in tutto questo. È un modello davvero molto illuminante se provi a riflettere sul fatto che siamo abituati a pensare che si abbia sempre bisogno di qualcuno che, dall’esterno, ci dice che cosa studiare, che ci fa delle verifiche, che ci spiega gli argomenti perché si suppone essere più bravo di noi. Tuttavia questo è un processo che talvolta si inceppa proprio perché si dipende sempre da qualcun altro. Ecco, nel modello SML sei tu a diventare il maestro di te stesso, sei tu a scegliere che cosa, come, quando, dove studiare quello che davvero ti interessa. E noi Alumni crediamo che sia questo il vero senso della conoscenza, nonché il modo più efficace per imparare. 

Nel dettaglio, ci sono cinque domande a cui rispondere:

  1. Da dove vengo?
  2. Dove sono ora?
  3. Dove voglio arrivare?
  4. Come arrivo ai miei obiettivi?
  5. Come farò a sapere se ci sono arrivato?

Credo che sia evidente che non si tratti di domande per nulla facili: necessitano di tempo, di meditazione, di sincerità e di voglia di mettersi in gioco. Non a caso, durante il workshop abbiamo dato risposta solamente alle prime tre domande: abbiamo preferito darci del tempo per riflettere a fondo e dell’altro per confrontarci e aiutarci a vicenda. Tuttavia ci siamo impegnati a rispondere alle domande quattro e cinque a casa per arrivare poi a firmare un vero e proprio contratto che contenga l’elenco di tutte le cose che vogliamo imparare.

L’attività dell’SML è stata guidata da Francesco che da grande vuole diventare un imprenditore. Per lui l’imprenditoria non può essere indipendente da concetti come l’etica, l’impegno sociale, il miglioramento di sé e degli altri, la responsabilità. Sono proprio questi concetti che, è chiaro, lo hanno portato a proporsi come facilitatore in questa attività e io mi permetto di proporre anche a te, caro lettore: chi sei tu attualmente e che cosa vuoi diventare?

Noi Alumni un po’ lo sappiamo, ma non vediamo l’ora di vedere che cosa saremo in grado di fare in futuro!

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Elettra Favotto
elettraf@leaditalia.com