Giorno 6: Il deserto che non ti aspetti

Giorno 6: Il deserto che non ti aspetti

Il deserto ti sprona a riflettere sulle convinzioni che hai, ti fa entrare in contatto con qualcosa mai provato prima, ti fa provare tutta la sua magia.

È mattina, saliamo in corriera per il deserto.

Durante il tragitto vediamo un deserto molto diverso da quello che ci aspettavamo: nella nostra mente c’è l’immagine di una distesa immensa di sabbia fina, invece qui ci sono montagne, massi, ghiaia.

Arriviamo in un museo molto importante per gli Israeliani, il museo commemorativo dell’astronauta Ilan Ramon; iniziamo la visita che ci permette di entrare in contatto con l’astronauta e la sua storia, con la morfologia e la fauna del territorio. La visita continua fino a una delle ultime stanze dove ci viene raccontato della spedizione nello spazio di Ilan Ramon e dell’incidente aereo che gli ha procurato la morte. La storia si conclude con un effetto a sorpresa: davanti a noi si aprono delle tende che ci mostrano la vista quasi a 180° del deserto.

In questo momento si sgretola definitivamente lo stereotipo che avevamo del deserto, perché il panorama non è fatto di dune arancioni, ma di canyon profondi e aridi che si estendono infinitamente fino a toccare l’orizzonte.

Il viaggio continua e arriviamo alla seconda meta della giornata: la tomba di colui che è stato il primo primo ministro del giovane stato di Israele. Qui ci viene raccontata la storia di David Ben Gurion, un esempio di leadership per come ha portato avanti il suo incarico da primo ministro; di coraggio per aver fondato lo Stato ostacolato da molti, e di umiltà per aver deciso di andare ad abitare nel deserto. Il suo programma politico, infatti, prevedeva anche la riqualifica delle zone meridionali del Paese che, anche ora, sono povere e poco abitate; perciò il suo trasferimento proprio in quelle zone è stato di certo esempio per i suoi concittadini.

Dopo questa tappa arriviamo finalmente alla tenda dei beduini e anche qui la nostra aspettativa si scontra con la realtà, poiché il luogo dove avremmo passato la notte sembrava un piccolo villaggio mentre noi ci aspettavamo una tenda di media grandezza con il nulla attorno. Dopo una breve esplorazione del villaggio, saliamo a coppie in groppa ai dromedari e inizia una breve passeggiata tra le rocce.

Quindi la cena: nella sala da pranzo iniziamo ad entrare a contatto con le abitudini culinarie dei beduini, mangiamo seduti su materassini stesi per terra e ci viene portato un grande piatto con cous cous, pollo, ceci e altro da cui ognuno prende ciò che vuole. Il pasto è accompagnato da interessanti discorsi riguardo la religione, le divisioni interne dello stato, la politica che ci spronano ad andare oltre la nostra mentalità per abbracciarne una nuova.

Finita la cena scopriamo che gli israeliani ci hanno fatto una sorpresa e ci incamminiamo verso la nostra tenda curiosi ed emozionati.

Ci conducono ad una tenda che in realtà non era la nostra e notiamo un uomo vestita con gli abiti caratteristici dei beduini; questa persona ci invita ad accomodarci e inizia a raccontarci di alcune tradizioni: ci spiega il rito dell’accoglienza di un ospite presso la propria tenda, quali fossero i riti che l’uomo doveva osservare per corteggiare una donna in passato, come sono cambiati gli usi al giorno d’oggi. Mentre parla ci vengono anche offerti te e caffè dei  beduini come segno di benvenuto.

La serata continua con un momento molto denso di emozioni…  Un falò, noi attorno con una chitarra ed un hukulele a cantare, sorridere e consolidare un rapporto che ogni giorno diventava sempre più speciale.

La magia si conclude con la canzone “Hallelujah”  ed è un alleluia carico di felicità per un sogno che si è realizzato: siamo in Israele, dove LEAD è iniziato; abbiamo conosciuto degli splendidi ragazzi israeliani, molto simili a noi, con un grande cuore e tanta energia; vediamo tutta la bellezza di luoghi per i quali si sono fatti secoli di guerre; abbiamo la possibilità di metterci alla prova incontrando nuova culture, una nuove mentalità, una realtà diversa.

Dopo questo splendido momento di unione e condivisione decidiamo di andare a vedere il deserto di notte, quindi camminiamo e più ci allontaniamo dalla luce e dalla tenda, più vediamo davanti a noi aprirsi una lunga distesa, illuminata dalla luna e proviamo quella sensazione in cui si è soli con coloro che sono ormai i nostri fratelli israeliani e con noi stessi. Per vivere più a pieno questa sensazione decidiamo di stare in silenzio e, per chi vuole, separarsi per sentire a pieno la magia del deserto. In quel momento c’è chi guarda le stelle pensieroso, chi chiude gli occhi e sente il vento e il profumo dell’aria, chi medita andando a ricercare la propria spiritualità. In noi sempre di più si accende la convinzione che il deserto sia un luogo capace di amplificare ogni emozione, un luogo dove anche la più semplice cosa diventa profonda.

Greta De Stefani

 

mm
Elettra Favotto
elettraf@leaditalia.com